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giovedì, aprile 17, 2008

Doc


http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/per_un_concetto_di_restauro.pdf


 


PER UN CONCETTO DI RESTAURO


 


di Nadia Scardeoni


 



 


Domanda:


 


In che cosa consiste il valore dell'opera d'arte?


 


Il linguaggio dell'arte


 


Il linguaggio dell'arte può  essere pensato come una metafora complessa di vocazioni che si addensano


storicamente, nello spazio e nel tempo, per confluire in un "unicum" che e' il "corpo singolare e irripetibile"


della lingua di ciascun artista.


E gli  artisti - coloro che sanno dare forma alle proprie vocazioni - sono medium di aspetti più o meno complessi della realtà che essi hanno la necessità, l'urgenza, di comunicare.


Da che cosa e' data questa "urgenza"? L''urgenza del comunicare e' sempre una risposta a qualcosa;


l'urgenza del comunicare producendo "cose "- e quindi nel dare forma alla propria visione della realtà, 


sia essa  interiore  che esteriore - nasce spesso da una necessità personale di  autoidentificazione,


o di definizione di sé,  in termini  immateriali e materiali.


 


Altre volte , l'urgenza del comunicare e' una urgenza di "splendore di verità" oggettiva.


Gli oggetti dell'arte partecipano allora - a seconda delle intenzioni dell'artista - alla formazione,


alla edificazione dei due templi: Il tempio dell' IMMATERIALE  e  il tempio della MATERIA.


Ma né le leggi dello Spirito né  le leggi del Mercato  possono definire l'essenza  profonda dell' opera artistica..


Come un sole irraggiante , sfugge per la sua complessità vocazionale alla banalità  delle  categorie formali.


da ITER


(http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/iter.htm)


 


Il valore dell'opera d'arte


 


Il valore dell'opera d'arte, non è dettato, oltre ogni tenace e  pervicace apparenza, dal suo mercato che la equipara alla merce comune.


Il valore dell'opera d'arte consiste più propriamente nella capacità di fruizione -  spesso non del tutto immediata ma sicuramente più cogente rispetto ad altre esperienze - avvertita come gratificazione e consapevolezza di crescita interiore, riconducibile sostanzialmente a due fattori:


la conoscenza di sé e il riconoscimento di sé .


La conoscenza di sé come frutto di una relazione che consente più o meno gratuitamente di dare voce all'autocoscienza e all'autoaffermazione di se stessi.


Il riconoscimento di sé come atto di gratificazione dello spirito o della psiche, che attraverso la relazione e la mediazione dell'altro, consente una conferma della nostra identità e che, al di là dei contenuti esperiti, risulta tanto piacevole da apparire appagante quasi che i rivoli misteriosi delle vocazioni più profonde, possano - destati-  confluire liberamente in un alveo comune.


Un appagamento che si delizia della certezza confortante di non essere più da soli: un desiderio appagato di "universalità o circolarità del  sentire, una risposta intensa alla domanda presente nell'essere umano che potrebbe essere definita una categoria dello spirito alla quale si può rispondere in vari modi...


 


Nell'arco aperto delle risposte possibili - che si erge dall'oggetto-feticcio fino al dono sublime dell'artista - il valore dell'opera d'arte è conteso, dentro i fatti e i misfatti dell'esperienza, secondo le antinomie classiche che qualificano la nostra capacità di offerta e fruizione, che possiamo così riassumere: avvaloriamo  il dono immateriale della relazione o  l'oggetto della seduzione?


Le risposte si collocano dunque nei  due versanti della pratica dell'arte e dell'artificio, ove l'autore – il vero  deus ex machina -  traghetta la sua più intima intenzione e passione: l'onestà intellettuale  o l'affabulazione mercenaria?


 Verona, 9  febbraio 2008


 


PER UN CONCETTO DI RESTAURO


 


Il restauro rappresenta il momento decisivo in cui la coscienza di ciascuno di noi riconosce un prodotto dell'attività umana quale opera d'arte, degna quindi di essere tramandata nel futuro.


 


 


Il riconoscimento dell’opera d’arte


 


«Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro»


 


Cesare Brandi, Teoria del restauro


 


Ciascuno di noi è erede, se vuole, di un inestimabile patrimonio.


Questa eredità non é del tutto evidente ma dipende dalla nostra volontà di conoscere, capire, amare ciò che gli uomini, che hanno vissuto prima di noi, hanno pensato, ideato, formato e costruito anche per noi.


 


Ogni popolo, infatti, ha prodotto e depositato nel tempo il proprio "patrimonio" composto da tutto ciò che gli è servito per vivere, per vivere bene, per vivere meglio.


 


Dagli oggetti più semplici, necessari alla sopravvivenza, fino alle opere più complesse realizzate per il proprio benessere materiale e spirituale, frutto di intelligenza e creatività stupefacenti.


 


In tutti questi oggetti c'é una porzione di storia umana, della nostra storia: ognuno di essi ha tessuto un frammento di civiltà per ciascuno di noi.


 


Il loro valore si può misurare in tanti modi diversi, ma il più autentico è quello assegnato da noi stessi con la nostra gratitudine verso chi ci ha preceduto.


 


La Carta del restauro I972, negli articoli I e II, ci aiuta a definire la composizione del nostro patrimonio artistico enumerando i beni soggetti a tutela:


"opere d'arte di ogni epoca, dai monumenti architettonici alle opere di scultura e pittura, anche in frammenti, dal reperto paleolitico alle espressioni figurative delle culture popolari e dell'arte contemporanea ai complessi di edifici di interesse monumentale, storico o ambientale,  particolarmente i centri storici, le collezioni artistiche e gli arredamenti conservati nella loro disposizione tradizionale, i giardini e i parchi di particolare importanza". 


 


Da questa enumerazione si evidenza che appartengono al patrimonio artistico "documenti" che rivestono, insieme o separatamente, un interesse archeologico, etnografico e artistico, porzioni sopravvissute di un mondo scomparso da indagare e capire, attraverso i suoi manufatti, i suoi monumenti, la sua arte.


 


La nostra storia ci consente di capire l'eccezionalità del nostro patrimonio artistico attraverso i numerosi passaggi e stratificazioni di civiltà che si sono susseguite, dalla preistoria fino ad oggi, e che hanno contribuito alla formazione di un ricchissimo patrimonio storico-artistico per il quale l'Italia e stata definita il museo dei musei.


 


L' altissima frequenza turistica nelle nostre città, nei musei rivela quale grande interesse le opere d'arte, i luoghi, le bellezze naturali sappiano suscitare alla mente e al cuore degli uomini.


Se da un lato tutto ciò è motivo d'orgoglio, dall'altro accentua la nostra responsabilità nei confronti della tutela del nostro patrimonio.


Responsabilità che non risiede solamente nelle norme della tutela che ognuno di noi è tenuto ad osservare, ma più sostanzialmente nella consapevolezza del valore che ciascun bene racchiude.


Detto semplicemente tutelare significa conservare, custodire, proteggere.


Si attua con due tipi di intervento:


un intervento di salvaguardia, a carattere preventivo, che tende ad assicurare una sede ottimale alle opere e a prevedere e a rimuovere ogni causa di danni eventuali.


un intervento di restauro cioè di ripristino, di "riparazione" quando i danni sull'opera si siano già prodotti.


 


La materia dell'opera d'arte.


 


E' necessario ricordare che qualsiasi opera d'arte, qualsiasi manufatto ha una consistenza fisica che è data dal materiale che fa da "supporto": ciò che rivela l'immagine.


A seconda del tipo di opera questo supporto materico varia di composizione e di complessità.


Nella scultura il supporto è comunemente di un'unica materia: pietra, marmo, legno, bronzo ecc. percepibile con chiarezza. questi materiali contribuiscono inoltre alla formazione dell'immagine con il loro colore, la loro luce e la superficie.


I tessuti, la carta, l'avorio si alterano se sono esposti ad una luce eccessiva.


Il legno può essere aggredito dai tarli o dalle termiti in particolari condizioni ambientali.


Quando si generano squilibri termici e con eccessivi apporti di umidità relativa si sviluppano microrganismi quali muffe, batteri, licheni.


La pietra, il marmo, gli intonaci esposti all'aria aperta sono soggetti all'azione dell'aria inquinata, delle piogge acide, dei movimenti meccanici provocati dal traffico automobilistico ecc.


Solo avendo consapevolezza e ben conoscendo la natura del pericolo che incombe è possibile intervenire preventivamente e rimuovere ogni possibile causa di danno alle opere esposte agli agenti che le deteriorano.


E se é vero che molti di questi interventi sono affidati agli Istituti competenti, é altrettanto inequivocabile che molti altri sono affidati a noi stessi, alla nostra sensibilità, al nostro


"grado di civiltà".


Il restauro si rende necessario ogniqualvolta si siano prodotti dei danneggiamenti all'opera d'arte.


Abbiamo già considerato come la materia dell'opera sia fragile e soggetta a vari tipi di deterioramento.


Il lavoro del restauratore consiste nell'esaminare in profondità la natura del "danno" servendosi dei mezzi di indagine più consoni alla materia dell'opera e approntare una "terapia appropriata "


 


L'alto grado di specializzazione che ci consente di intervenire sulla grande varietà dei materiali e delle tecniche usate dagli artisti di ogni epoca, presuppone oltre che una solida preparazione scientifica, una vasta conoscenza storica degli oggetti in esame.


 


Il restauratore ha il compito di "medicare" i supporti e ripristinare le superfici per riportare l'opera ad uno stato, il più possibile, vicino a quello originario.


 


L'intervento di restauro non deve essere in ogni caso considerato risolutivo o conclusivo; va da sé che anche dopo il restauro l'opera cade sotto la stretta sorveglianza della tutela.


 


Esiste una gradualità negli interventi di restauro che è dettata galla gravità dei danni da riparare; su una tela ad esempio può essere necessaria:


una semplice pulitura delle superfici, un consolidamento della materia pittorica, un consolidamento della tela, una sostituzione del telaio di legno che sostiene la tela, una integrazione di lacune nella materia pittorica, vale a dire nell'immagine rappresentata.


 


Per quanto concerne la pulitura delle superfici, è bene rilevare l'estrema importanza e delicatezza di questa fase di intervento. 


E' un'operazione irreversibile che carica di un’enorme responsabilità l'operatore che ha il compito preciso di non alterare o asportare la benché minima parte dell'opera.


E' bene procedere cautamente facendo piccole prove dì pulizia a tasselli fino ad ottenere il risultato più soddisfacente.


 


Questo tipo dì restauro tende inevitabilmente a falsificare l'autenticità dell'opera d'arte, in una misura più o meno grave a seconda dell'entità della perdita della materia autentica creando equivoci sulla sua "verità storica".


Oggi a tutto questo si oppone la CARTA DEL RESTAURO I972 che nei suoi I2 articoli fissa le norme della tutela dei beni artistici e negli allegati a b c d dà istruzioni dettagliate per la salvaguardia e il restauro.


Sintesi:


Art.I - Art.II


enumerazione dei beni soggetti a salvaguardia e restauro (sono citati integralmente nella definizione di patrimonio artistico)


Art-III:      Fanno parte dei beni anche i resti antichi provenienti da scavi e ricerche subacquee


Art-IV :definizioni di SALVAGUARDIA e di  RESTAURO


SALVAGUARDIA: provvedimento conservativo che non implichi l'intervento diretto sull'opera


RESTAURO: intervento diretto a mantenere in efficienza a facilitare la lettura e a trasmettere inte­gralmente al futuro le opre e gli oggetti definiti negli art.  I- II- III


Art. V       Le SOPRINTENDENZE e gli ISTITUTI responsabili  di compilare un programma annuale dei lavori di restauro e di salvaguardia. nonchè di ricerche nel sottosuolo e sott'acqua per conto dello Stato, per Enti o persone. 


 


Art.  VI: In relazione alla salvaguardia e restauro secondo l'art.VI si proibiscono :


-completamenti in stile o analogici


-rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell'opera attraverso il tempo


-rimozioni, ricostruzioni o ricollocamenti in luoghi diversi da quelli originari


-alterazione delle condizioni ambientali in cui é pervenuta l'opera d'arte


-alterazione o rimozione delle patine


 


Art.VII: Sono ammesse le seguenti operazioni o reintegrazioni:


-aggiunte di parti accessorie in funzione statica o reintegrazioni di piccole parti storicamente accertate


-puliture che devono rispettare le patine e le vernici antiche ( per i dipinti e le sculture policrome) ; per le altre opere non si deve arrivare alla nuda superficie della materia.


-ricomposizione di opere in frammenti, o lacunose con tecniche defferenziabili a occhio nudo


-rinforzare le strutture a scopo statico e conservativo


-nuovi ambientamenti dell'opera quando il precedente sia distrutto o per esigenze di conservazione


 


Art.VIII:


Ogni intervento di restauro e di salvaguardia deve essere fatto con modalità e tecniche tali da poterne attuare altri in futuro.  Deve essere studiato, motivato e documentato e accompagnato da una relazione finale e attenersi ai risultati  delle analisi e ai campioni dello stato di partenza


 


Art.  IX:


I provvedimenti che preservano dalle azioni inquinanti, la materia dell'opera.


Variazioni atmosferiche, termiche, idrometriche non devono alterare l'aspetto della materia e il colore delle superfici.


 


Art.XI:


I metodi specifici da adottarsi per il restauro dei monumenti architettonici, pittorici , scultorei e per i centri storici e infine per gli scavi sono specificati negli allegati a b c d dettagliatamente.


 


Art.XII  definisce le competenze tecniche.


 


Queste norme sono per gli addetti ai lavori:restauratori, ispettori delle Soprintendenze , storici dell’arte ecc., ma conoscerle è indispensabile per capire compiutamente quale siano  i problemi  connaturati al "rispetto" del nostro patrimonio artistico.


 


Una sintesi del concetto di restauro ci viene offerta dallo storico dell'arte C. Brandi là dove afferma che “ il restauro deve mirare al ristabilimento dell'unità potenziale dell'opera d'arte, purché ciò sia possibile senza commettere un falso artistico o un falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio dell'opera d'arte nel tempo."


 


Verona 1988


per A. Mondatori


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Restauro: l'arte al servizio dell'arte


 


       ......Nessun momento del restauro di un’opera d’arte è infatti così delicato e di intensa collaborazione


delle abilità tutte del conservatore quale la rimozione degli agenti materici che ne hanno offuscato il primitivo splendore.


Tutta la sensibilità artistica del conservatore, la conoscenza storica del documento,


tutta la sua creatività viene concentrata in questo "dialogo" profondo con l’AUTORE,


tesa al suo rispetto, nella sua irripetibile azione di servizio all’arte.


Le doti del restauratore allora non possono essere che quelle della pazienza, dell’umiltà, dello spirito di servizio.


Consapevoli del grande patrimonio artistico di cui i nostri predecessori ci hanno fatto eredi,


occorre sviluppare le scuole della conservazione e della tutela affinché la storia


dei popoli non vada smarrita dentro i demenziali miraggi dell’epoca contemporanea.


Occorre restituire all’arte, in tutte le sue forme, e il restauro è l’arte sublime per eccellenza, il suo primato:


la disciplina che addolcisce il cuore


.


(http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/restauro.html)


 


                     


Oltre il visibile


 


Quando muore l'intenzione profonda di un artista... muore la sua anima.


Ciò che resta, per i creduloni, è la spoglia mortale" (n.s.)


 


 


VERSO L'AUTORE


 


L'arte di Antonello da Messina


 


Un’arte mai sufficientemente apprezzata per la sua invenzione profondamente innovativa.


Antonello cambia , in modo inequivocabile e irrevocabile, il punto di vista dell’autore .


Mentre fra i suoi contemporanei si assiste ad una sequela di ritratti che chiamano l’attenzione


sulle proprie sembianze esteriori, Antonello "inventa" un luogo di incontro fra il fruitore e l’opera


che colloca in un punto assai recondito della persona ritratta, nell’intimo più intimo che si possa


immaginare , aprendo un mondo nuovo: ed è la vita stessa che si delinea attraverso sottili ed


inimitabili tratti di finissimo spessore psicologico, rivelandoci, tramite preziosi equilibri formali


e sostanziali, il mondo dell’ "altro".


 


 


da: Piccolo manifesto estemporaneo sull'arte


 


L'arte onora la verità e non ha altra dimora che ...la trasparenza.


               L'arte non si insegna; si può solo insegnare a capire e ad amare il "dono" degli artisti.


               L'arte non si impara.l'arte è semplicemente l'affacciarsi dell'anima .negli occhi, nello sguardo, fra le


               labbra.


               E' un silenzio totale che consente di sentire la musica del creato.


               L'arte è molto di più di una ragione di vita .è la vita stessa.


               L'arte è veicolo di tutte le virtù anche se l'artista non è persona virtuosa.


               L'arte è patrimonio dell'umanità perché l'artista attinge alla memoria collettiva.


               L'arte è una religione senza inopportuna austerità, è una filosofia senza pesanti contorcimenti,


               è  una  energia libera da dazi e confini


               L'arte è patrimonio peculiare degli innocenti: senza l'innocenza non c'è stupore,


               senza stupore non c'è meraviglia,


              senza meraviglia non c'è niente di cui essere partecipi.


               L'arte si dona e non si vende.


               Povero è quel paese che non onora ...compiutamente i suoi artisti.


 (http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/pimanif.html)


 


 


Nadia Scardeoni  per: RESTAURO VIRTUALE


http://restaurovirtuale.splinder.com/


 


Note critiche : “Il restauro virtuale di Nadia Scardeoni”


http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/restauro_virtuale.htm


Iter


http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/iter.htm


 


Metodologia del restauro virtuale / CNR 2007


http://sij07.cnr.it/pubblicazioni/poster/ScardeoniP29.htm


 


VRRC http://vrrc1.splinder.com


WORKINPROGRESS   http://www.nadiascardeoni.com/


 


http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/virtual_restoration.htm


 


Testi in


Interlinea . Arte per Arte


http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/interlinea07.html


 


BTA


http://www.bta.it/col/a0/01/coll0112.html


 


 


 


Interazione e approfondimenti  sul documento:


“per un concetto di restauro”


Seminari prototipali – Palermo CNR – ITD


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E gli artisti - coloro che sanno dare forma alle proprie vocazioni - sono medium di aspetti più o meno complessi della realtà che essi hanno la necessità, l'urgenza, di comunicare.


Invidio l’urgenza di comunicazione di un artista , l’urgenza la necessità nascono a mio parere da una libertà interiore che ogni uomo dovrebbe ricercare nella vita, nascono da un ascolto del proprio io talmente profondo e cosciente da divenire irrefrenabile la fuoriuscita da sé …la condivisione …quasi la richiesta d’approvazione per la libera nudità di sé che si va esibendo


 


 


un desiderio appagato di "universalità o circolarità del sentire, una risposta intensa alla domanda presente nell'essere umano


 


non amo le critiche e i linguaggi complessi attorno all’arte proprio perché è istinto circolarità del sentire dovrebbe essere permesso di fruirne in modo più democratico, semplice …non d’elite


 


Quando muore l'intenzione profonda di un artista... muore la sua anima.


 


Ciò che resta, per i creduloni, è la spoglia mortale" (n.s.)


 


Ed è l’intenzione che il restauratore deve studiare individuare riconoscere,far sua per poterla rispettare ..solo che è difficile individuare un confine perché è forte sentirti “artisti”, autori mettendo mano su un opera d’arte e partecipando alla sua rinascita..si sente di dover fermare nel tempo anche il proprio contributo sull’opera…mentre l’umiltà, il dialogo l’introspezione con l’autore sono l’unica scuola …


 


L'arte è veicolo di tutte le virtù anche se l'artista non è persona virtuosa


Mi sono chiesta spesso se fosse possibile produrre miracoli e non essere persone miracolose, produrre bellezza senza essere necessariamente interiormente belli..o se tutto il prodigio dell’arte in realtà non nasca proprio dalla fuga alle brutture o ai tormenti della vita


 


 


Il considerare l’opera d’arte come «un’unicum» reputo che debba essere la base del nostro approccio, sia esso di tipo storico, artistico, scientifico e di tipo più prettamente tecnico: ogni bene racchiude in sé una storia da raccontare (racchiusa nel suo dato materiale e immateriale), un sapere ineguagliabile che per l’appunto lo rende IL«"corpo singolare e irripetibile" della lingua di ciascun artista». Proprio per questo motivo il nostro intervento deve essere rispettoso, limitato all’essenziale senza la pretesa di far meglio dell’artista o di riportare l’opera a condizioni presunte originarie. Spesso il restauro è la più pericolosa delle operazioni…talvolta più pericolosa e dannosa del tempo stesso!


Di sicuro il risultato di tale intervento non sarà un’opera che appaia come “nuova”, appena fatta (come per ora va tanto in voga!) ed è proprio e solo in questo modo che essa può continuare a trasmettere il messaggio di cui è custode…«Ciascuno di noi è erede, se vuole, di un inestimabile patrimonio»…e sottolineo per l’appunto…se vuole!                              


 


#2   25 Febbraio 2008 - 15:30


 


“Gli artisti… sono medium di aspetti più o meno complessi della realtà che essi hanno la necessità, l'urgenza di comunicare “


c’è la necessità di estrapolare nella contemplazione di un' opera sia la sua particolarità materiale sia le emozioni dell’artista legate sempre allo spazio e al tempo dell’opera stessa.


 


 


“Il restauratore ha il compito di "medicare" i supporti e ripristinare le superfici per riportare l'opera ad uno stato, il più possibile, vicino a quello originario.”


Non credo che il restauratore deva ripristinare le superfici riportando l’opera al suo stato originario, ma deve mantenere e/o “rispettare” la leggibilità dell’opera anche se “danneggiata”.


 


“L'arte non si impara”


L’arte è per tutti coloro che hanno sensibilità d’animo e sono ancora in grado di emozionarsi di fronte a qualcosa di unico ed “immortale”… per gli “innocenti”.


                


#3   25 Febbraio 2008 - 15:31


 


Il linguaggio dell’arte


“Unicum” come espressione di una ricerca assolutamente originale sia nella tecnica che nell’immagine. Nel periodo medievale l’artista poteva arrivare a fabbricarsi da solo i materiali da usare nell’arte, ad esempio i pigmenti. I procedimenti potevano essere lunghi, la preparazione dell’oltremare naturale poteva durare anche due mesi, ma tutto questo entrava a far parte della ricerca unica dell’artista.


 


Il valore dell’opera.


La conoscenza di se e il riconoscimento di se. Attraverso l’espressione artistica l’artista compie una ricerca della sua identità umana e della propria immagine interna inconscia riferita a quel preciso momento storico.


 


La materia dell’opera d’arte.


Il lavoro del restauratore consiste nell’esaminare (il danno)… la tecnica artistica studiando il danno che gli permetta di comprendere quali sono i materiali utilizzati e quale può essere stato il percorso storico dell’opera.


 


L’arte al servizio dell’arte.


La sensibilità artistica del conservatore diventa centrale per il riconoscimento di aggiunte di diverso periodo o di diversa mano sull’opera d’arte in esame.


 


       


#4   25 Febbraio 2008 - 15:34


 


Il"supporto": ciò che rivela l'immagine.


Davanti un’opera d’arte da restaurare la prima cosa che un restauratore deve fare è un’analisi visiva di ciò che ha davanti.


Avere la possibilità di avvicinarsi ad un’opera d’arte e poterla toccare ci porta vicini alla conoscenza profonda dell’opera a cui ci stiamo avvicinando. Solo dopo che si è “sentita” l’opera la potremo restaurare con passione.


 


 


L'intervento di restauro non deve essere in ogni caso considerato risolutivo o conclusivo


Per questo motivo sono sempre da usare materiali che si distinguono dall’originale e che si asportano con facilità, nel momento in cui si dovesse attuare un ulteriore restauro


 


Le doti del restauratore allora non possono essere che quelle della pazienza, dell’umiltà, dello spirito di servizio.


Aggiungo il rispetto verso l’oggetto artistico … Purtroppo non sempre queste doti si riscontrano negli operatori di restauro.


 




#5   25 Febbraio 2008 - 15:50


 


medium


 


Artisti come medium di aspetti più o meno complessi della realtà, ma anche interpreti delle istanze del loro tempo. Quindi la figura dell’artista racchiude in sé quella complessità che trasfusa nelle sue opere ne fanno un unicum irripetibile.


 


Medicare


Il restauratore ha il compito di medicare i supporti per permettere all’opera il suo cammino attraverso il tempo. E questo lo si può fare solo attraverso la conoscenza, una conoscenza che investa l’opera in toto.



               


#6   25 Febbraio 2008 - 15:54


 


Approcciarsi al restauro di un’opera d’arte significa conoscere e comunicare


Conoscere attraverso un’immagine, conoscere attraverso elementi che colpiscono il nostro sentire e cosi, attraverso questo viaggio, all’interno dell’immagine, cominceremo a percepire i messaggi dell’autore e forse cominceremo a… ……comunicare con lui.


Analizzeremo, visivamente e scientificamente la materia e le tecniche adoperate e potremo, in punta di piedi, ipotizzare un percorso da seguire, che potrà essere modificato in corso d’opera,attraverso approfondimenti ripensamenti volti tutti a rispettare la materia che significa rispettare l’opera. I criteri da seguire saranno sempre legati al minimo intervento; operando solo dove è strettamente necessario e utile e quindi con interventi selettivi interventi controllati da -……-----chi esegue l’intervento consapevole di quell’atto “critico “ che sta per eseguire



               


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27 Febbraio 2008 - 16:18


 


Sulla


NOZIONE DI RESTAURO VIRTUALE


Note degli allievi


 


Prima di seguire il Seminario di Restauro Virtuale, ciò che ritenevo si occupasse tale tecnica di restauro, era la ricostruzione, tramite la rielaborazione al computer dell’immagine interessata, delle parti mancanti di un’opera d’arte. Opera che per motivi di diverso genere, non poteva più essere recuperata tramite interventi di restauro di tipo tradizionale, ossia interventi reali, eseguiti sulla materia dell’opera interessata. Inoltre, secondo il mio pensiero, altro utilizzo che tale tecnica di intervento poteva avere, era in fase di studio per prefigurare l’eventuale intervento di ricomposizione e/o prefigurazione che si dovrebbe attuare durante un intervento di tipo tradizionale. Quindi, a mio avviso, un intervento da accostare sempre a quello che è l’intervento reale e pratico.


 


Adesso che sono a metà del Seminario sul Restauro Virtuale, ho potuto constatare che tale tecnica di intervento và sempre ad accompagnare ciò che poi sarà fatto realmente sulla materia, quindi non si oppone al restauro tradizionale ma lo accompagna. Si può attuare con metodi scientifici molto semplici e poco costosi, infatti, inserendo in un software specifico un’immagine ad alta risoluzione, la si può rielaborare fino ad arrivare a ciò che si vuole ottenere per lo studio dell’opera stessa. Il restauro virtuale può anche essere utilizzato là dove il restauro tradizionale non può procedere per impedimenti di carattere pratico, di conseguenza può essere visto come un intervento integrativo, ossia come aiuto per la lettura testuale dell’unicum di un’opera che a livello materico è ormai irrecuperabile. In generale, tale tecnica di intervento serve per prefigurare l’intervento di restauro per poi metterlo in pratica, la si può vedere come documentazione di base di un’opera, è uno strumento progettuale. Abbiamo anche visto che è utilizzabile, oltre che come approfondimento ante restauro, anche in un’eventuale didattica museale ed all’interno di archivi


               


#2   27 Febbraio 2008 - 16:19


 


NOZIONE DI RESTAURO VITUALE


 


PRIMA:Il restauro virtuale per me era una tecnica basata su supporti elettronici e digitali che mi permettevano di agire su un’immagine bidimensionale o tridimensionale. Tale tecnica mi serviva da ausilio per eventuali ipotesi di restauro prima dell’intervento vero e proprio, per evitare ripensamenti direttamente sull’opera. Inoltre il restauro virtuale poteva andare oltre all’idea stessa di restauro e portare invece al ripristino virtuale dell’opera dando invece un idea non fedele ma “ uniforme” dell’opera stessa attinente al suo antico splendore, spesso anche in mancanza di precise documentazioni. Tale caso mi fa pensare alle numerose ricostruzioni virtuali di scenari ormai perduti fatti a Pompei.


DOPO:Dopo le mie prime due lezioni del corso in restauro virtuale invece ho notato che il restauro virtuale è un atto critico che mi mette in relazione l’opera e la sua immagine digitale. Esso mi rappresenta un valido aiuto di analisi dell’opera sia per il restauratore, il diagnosta e lo storico d’arte. Non si pone molta attenzione ai mezzi digitali ed ai software di grafica ma si basa prevalentemente su un elementare ausilio di programmi ed immagini ad alta risoluzione che mi permette di analizzare l’opera oltre la sua immagine reale(ciò che vedo) avvolte oscurata da precedenti o cattivi restauri ed intervenire in maniera semplice e “precisa” come se si dovesse intervenire sull’opera stessa. Deve essere un valido strumento per i restauratori al fine dell’intervento vero e proprio facendo rientrare comunque questa operazione nell’ambito della salvaguardia dell’opera stessa.


Senza la conoscenza non ci potrà mai essere il restauro virtuale. 


                              


#3   27 Febbraio 2008 - 16:28


 


Quando sono arrivata a Palermo pensavo che il RV riguardasse l’informatica, l’elaborazione digitale dell’immagine per la simulazione dell’intervento di restauro.


Uno strumento scientifico al servizio del restauro.


Ora credo che il RV riguardi lo studio storico artistico dell’opera d’arte come strumento di approfondimento e di supporto didattico per la comprensione dell’identità dell’artista .


Il RV può essere visto come uno strumento didattico e come supporto allo studio storico artistico dell’opera d’arte da utilizzare anche come metodo di approfondimento di alcune tematiche come il ritocco pittorico. Attraverso l’RV è possibile avvicinarsi all’opera e conoscere qualcosa in più dell’artista dal punto di vista della tecnica artistica e di tutto ciò che riguarda l’iconografia.


Attraverso una elaborazione digitale semplice al computer è possibile spiegare e sostenere proprie teorie di studio dell’immagine e dell’opera dell’artista ricostruendo sia il suo rapporto con la materia, attraverso l’elaborazione dei colori utilizzati sia l’immagine che l’artista ha scelto di rappresentare.


L’approfondimento dello studio dell’immagine attraverso l’RV può avvicinarci all’artista e scoprire dettagli e particolari illuminanti sia di tecnica che di creazione dell’immagine.


Lo strumento del RV ci può aiutare a spiegare o ad individuare quell’UNICUM che trasforma un oggetto materiale prodotto dall’uomo in un pezzo di opera d’arte.


A questo punto diventa centrale utilizzare l’RV nella didattica museale nello studio delle opere molto deteriorate o con interventi di restauro sbagliati che hanno alterato l’opera. Attraverso uno studio dell’immagine, utilizzando banali programmi di grafica possiamo provare a capire cosa voleva comunicarci l’artista.


Rimane per me centrale la sensibilità del conservatore che deve avere un impatto fortemente emotivo con l’opera d’arte per arrivare a cogliere ed intuire alcuni dettagli che possono svelare un passaggio importante. L’RV è indubbiamente uno strumento utile se piegato alla nostra competenza e non fine a se stesso.


Secondo me lo strumento RV deve essere un supporto digitale ad idee e intuizioni che riguardano sia ipotesi di restauro e quindi come strumento in fase progettuale e sia approfondimento storico artistico su l’opera d’arte che chiarisca anche il valore dell’opera.




#4   27 Febbraio 2008 - 16:29


 


Non sono arrivata a Palermo con chiare idee e competenze sul restauro virtuale, ma piuttosto con una grande curiosità nei confronti un metodo attuale, innovativo che pensavo potesse essere una frontiera d’avanguardia ancora da esplorare nel settore della conservazione dei beni culturali.


Avevo la voglia di avvicinarmi ad un metodo sperimentale, spendibile che permettesse di ordinare, organizzare, istituzionalizzare il caotico campo del restauro spesso nelle incompetenti mani dei migliori offerenti. Immaginavo il restauro virtuale come l’occasione di poter programmare e strutturare progetti di conservazione, ed eventualmente restauro, di opere d’arte con l’aiuto ed il supporto di tecnologie multimediali e grafiche da far precedere allo studio diagnostico dei manufatti, in modo da eliminare inutili e dispendiose invasioni.


Inoltre immaginavo che questa tecnica potesse, almeno virtualmente per l’appunto, permettere di riappropriarsi e fruire dell’integrità di opere che nella pratica non possono essere ricomposte o reintegrate, consentendo magari di approfondire o completare uno studio storico-artistico su di un opera, o su di un periodo, o d’aiuto per progetti contemporanei di riutilizzo, di restauro archeologico.


In sintesi ero desiderosa di conoscere un nuovo strumento al servizio della conservazione o documentazione dell’arte.


 


 


Dopo due giorni di corso prototipale con la professoressa Scardeoni ho vissuto ed attraversato una serie di fasi emotive contrastanti…mi sono sentita scomposta e ricomposta. Sento l’idea del restauro virtuale espostami dalla professoressa ancora come un prototipo in me …come un metodo da acquisire, da far mio, ma con un enorme potenziale, che potrebbe avere un impatto sconvolgente nel rigido impostato mondo accademico.


Il corso ha riacceso in me la consapevolezza del perché tanti anni fa mi sono innamorata dell’arte e ho deciso di studiarne la storia, ricordi sopiti dopo tanti anni di università, di studio sterile, nozionistico.


Mi è piaciuta molto la stimolazione di prerequisiti, per riappropriarsi del dialogo con l’opera d’arte attraverso l’ascolto, che poi porta alla conoscenza di sé, dell’autore…porta ad un’intimità istintiva… motivo per cui l’arte è nata con l’uomo e con la sua esigenza di comunicare.


Trovo il bisogno di democraticità dell’arte niente di più bello e naturale, niente di più necessario per ristabilire la dignità ed il ruolo che l’arte dovrebbe avere nella società.


Mi piace la semplicità con cui vengono affrontati dalla metodologia di restauro virtuale della Scardeoni nodi cruciali e controversi della critica d’arte risolti ponendo in evidenza, palesando in concreto vari prototipi di risoluzione. È evidente che il mondo dell’arte ha bisogno solo dell’arte stessa e di ciò che insegna, ovvero la necessità di mostrare, di comunicare. Gli organi atti e preposti alla conservazione e salvaguardia dell’arte hanno bisogno solo di questo: di capirsi, di fondersi in una collaborazione che impedisca di incappare in irrecuperabili errori d’ignoranza, dovuti ad una mancanza di dialogo tra ruoli e figure professionali che potrebbero collaborare, intersecarsi.


Il restauro virtuale della professoressa Scardeoni potrebbe permettere questo, perché schiettamente, semplicemente approfondisce, studia, riumanizza, sino alla più profonda conoscenza dell’opera che si ha davanti, senza sperimentazioni, senza inventare nulla torna all’originale significato dell’unicum artistico…permettendo con la conoscenza di salvaguardare l’opera prima dentro noi stessi che ne possiamo fruire e godere, cullando l’idea di salvaguardia come la cosa più preziosa e l’unica possibile, con la sacralità con cui una madre protegge i suoi figli.


C’è un limite sottile dovuto alla sensibilità di ognuno di noi che ci accingiamo ad utilizzare questo metodo per far sì che il supporto tecnologico non rimanga una sterile e fredda esplorazione, ma che si innalzi al servizio dell’arte, a noi che abbiamo avuto la fortuna di seguire questo corso è stato chiaro questo limite perché il metodo ci è stato esposto con energia vitale, sana e positiva, mi rimane un'unica paura che l’energia potenziale che si intuisce da questo metodo abbia un senso solo se tramandata come e da chi l’ha presentato a noi.


                            


 


#5   27 Febbraio 2008 - 16:43


 


Sfortunatamente non sono stata presente alla lezione di ieri e non ho avuto la possibilità di venire in contatto e di entrare nel mondo del restauro virtuale di Nadia Scardeoni.


Avevo sentito spesso parlare di restauro virtuale ma senza mai approfondire l’argomento…mi ero più che altro limitata a PENSARE di cosa si potesse trattare…Risultato? Nel mio piccolo, riflettendo solamente sulla categoria di opere d’arte su cui ho concentrato i miei studi universitari, avevo pensato che il restauro virtuale consistesse in un utilizzo di vari programmi di grafica che permettessero di prevedere, fare delle prove per eventuali interventi da effettuare sulle opere invece di farli direttamente su di esse o prima di farli: per esempio nel caso di lacune da reintegrare pittoricamente potrebbero essere realizzate al computer varie soluzioni da mettere al confronto. Soluzioni che possono rimanere a livello di “teoria”, altre che possono essere messe in pratica una volta “previsto, pre-visualizzato” il risultato. O ancora, nel caso ad esempio di perdite di alcune parti non ovviamente ricostruibili siano esse inerenti a dipinti o a sculture, il restauro virtuale poteva essere uno strumento che consentisse la ricostruzione per l’appunto “Virtuale” dell’opera nella sua interezza senza dunque intervenire in alcun modo su essa.


Si tratta per me dunque di uno strumento per la progettazione dell’intervento e non solo…


Pensando che il restauro virtuale fosse parte integrante del futuro dei beni culturali, ho colto subito l’occasione di questo corso!


Sinceramente non so ancora cosa ci aspetterà nei prossimi giorni…penso comunque che non si discosti da ciò che era la mia idea iniziale di restauro virtuale aggiungendo però un nuovo tipo di approccio alle opere d’arte, un nuovo modo di penetrare all’interno del mondo che racchiudono, “aprendo” la mia mente a nuove riflessioni, pensieri, ad un nuovo atteggiamento dinnanzi il bene che penso sia il primo passo per poter fare restauro virtuale: non servono grandi conoscenze informatiche (come temevo)…solo un entrare nell’essenza dell’opera in maniera sincera, ponendosi semplicemente in ascolto.



                 


 


#6   27 Febbraio 2008 - 16:51


 


L’espressione “Restauro virtuale” circola da un paio di anni negli ambienti dei beni culturali affascinando tutti coloro che hanno familiarità con sistemi- programmi informatici; in effetti tale “disciplina” è legata all ‘Era della grafica computerizzata.



Senza conoscere i presupposti ideologici che stanno dietro a tale concetto ed il percorso culturale che lo sottende i più pensavamo che il restauro virtuale fosse legato all’applicazione di ipotetici interventi di restauro offerti dalle potenzialità della grafica computerizzata.


La semplicità di una tale risposta celava, in molti di noi, una grande curiosità a voler veramente conoscere l’essenza del restauro virtuale, il nucleo propulsore che aveva mosso e coinvolto un vasto pubblico di studiosi.


I primi approcci agli studi e alle riflessioni della autrice-studiosa- dolce/appassionata:Nadia Scardeoni sul metodo R. V. ha consentito di svelare il primo arcano: il Restauro Virtuale non è nato per consentire il ripristino dell’immagine di un’opera ma vuole lavorare sull’opera e per l’opera; quale metodo di conoscenza, approfondimento e di tutela. Come? Attraverso una prefigurazione digitale dell’iter progettuale dei possibili e diversificati interventi di restauro che si pensa di poter applicare sull’opera, ma sempre e solo dopo aver conosciuto e sperimentato tutti i risvolti e le problematicità che l’opera pone, senza che ciò implichi un’ intervento diretto su essa, utilizzando quindi, come prima detto, il Restauro virtuale quale metodo/strumento di conoscenza di approfondimento e di sperimentazione delle opere..


Così come un restauratore si pone di fronte a un’opera:attraverso un’ attenta e meditata analisi, attraverso riflessioni e comparazioni visive e ravvicinate, solo così si può attuare il colloquio diretto con l’opera e ricevere i messaggi che esso c’invia e così, attraverso il flusso di “conoscenza trasmissione” potremo avere il colloquio diretto e riconoscere le tecniche adoperate e poter scoprire tutti i segreti celati allo sguardo distratto e superficiale dei più. Ed allora il primo requisito che penso sia necessario possedere per utilizzare la metodologia del R. V. è la competenza tecnica della struttura materica delle opere e delle tecniche utilizzate; occorre essere restauratori/studiosi con una sensibilità propria e specifica di coloro che si approcciano alla conoscenza-studio di un’opera con amore rispetto e dedizione……si attua così il flash-bach della scoperta o l’atto critico di riconoscimento di un’opera .


 


 #8   27 Febbraio 2008 - 17:24


 


Nozione di Restauro Virtuale


 


I miei studi mi hanno portato ad avere i primi contatti con il mondo del restauro virtuale nel 2006 in occasione delle ricerche effettuate per la tesi di laurea triennale in conservazione e restauro dei beni culturali, la tematica che trattavo era . La cosa che mi ha colpito nella raccolta di questo materiale è stata quella che esperienze ed applicazioni diverse tra loro venissero accomunate sotto questa ammaliante definizione di restauro virtuale, dalla ricostruzione 3D di un sito archeologico, passando per la lettura di uno spartito troppo mal ridotto per essere sottoposto ad un restauro o il restauro di un dipinto su tela o altro e per finire non so dove. Tutte esperienze senza dubbio affascinanti anche entusiasmanti, che mi hanno coinvolto moltissimo e allo stesso tempo riempito di dubbi, dubbi nati anche dalla necessità di definire bene questo restauro virtuale, poiché il rischio che sentivo era quello di una strisciante . libertà nell’approccio all’opera. Un approccio che poteva ridurre l’opera ad un mero dato informatico, rischio implicito nella facilità d’uso dello strumento. Quindi reputo di fondamentale importanza che la formazione del restauratore sia fondamentale per un utilizzo corretto di questo strumento, uno strumento che ha grosse potenzialità all’interno di un progetto di restauro. Naturalmente appena saputo del corso sul restauro virtuale organizzato per CNR a Palermo dalla prof. Nadia Scardeoni


Ho voluto parteciparvi con entusiasmo pensando che fosse un ottima occasione di confronto e di crescita, attese non deluse poiché in questa prima parte del corso si è molto sottolineato l’approccio


all’opera e l’utilizzo dello strumento informatico per un ulteriore conoscenza della stessa.



               


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NOZIONE DI RESTAURO VIRTUALE:


Grazie alla frequentazione di questo corso ho avuto la possibilità di verificare di persona come il concetto di restauro virtuale in parte corrispondesse a quello che mi ero sempre immaginata.


Già da tempo ero incuriosita da questo strumento di indagine che ritenevo potesse dare un prezioso contributo al restauro grazie alla possibilità di avanzare ipotesi su interventi non sempre attuabili nella realtà.


È proprio questa possibilità quella che più mi affascina perché il restauro virtuale si può inserire appieno all’interno di un progetto d’intervento completo su un’opera; un progetto che illustra dall’inizio alla fine tutto quello che sarebbe possibile fare al fine di potere scegliere la soluzione più adatta, più ragionevole senza intervenire direttamente sull’opera stessa.


Questi due giorni di seminario della prof.ssa Scardeoni mi hanno però portato a riflettere sul modo in cui il restauro virtuale può avvicinarci all’artista, esecutore dell’opera d’arte. Non si tratta infatti di semplice ricreazione o elaborazione attraverso un’immagine, ma di vera e propria ricerca storica sull’opera e l’artista. Il restauro virtuale è soltanto l’esito di una lunga indagine che di volta in volta può avvicinare il restauratore,ma anche il fruitore del progetto (sia esso il direttore dei lavori o semplicemente il pubblico), all’artista aiutandolo a conoscerlo meglio, affinché in parte siano compresi i segreti della sua arte.


 


#2   04 Marzo 2008 - 12:29


 


NOZIONE DI RESTAURO VIRTUALE


Prima del Seminario pensavo che il restauro virtuale fosse soltanto una tecnica basata su sistemi informatici e finalizzata ad interventi di rientegrazione pittorica. Questo strumento infatti è utile per elaborare delle proposte di intervento tramite immagini al computer: possono essere effettuati dei confronti e si può intervenire anche nei casi in cui l'opera si trova in uno stato di conservazione tale da non permettere di operare direttamente.


Prima del Seminario pensavo inoltre che per il restauro virtuale fossero indispensabili dei sistemi informatici e dei programmi per l'elaborazione delle immagini molto complessi.


Dopo le prime due lezioni ho scoperto che in realtà il restauro virtuale non è solo una tecnica utile alla reintegrazione ma è un importante strumento per lo studio critico di un'opera: ad esempio è possibile elaborare l'immagine digitale di un dipinto in diversi modi e scoprire così tutti i vari dettagli, anche quelli più nascosti e apparentemente meno rilevanti, arrivando ad una conoscenza del manufatto molto più approfondita. Questo aspetto quindi si rivela vantaggioso non solo per un restauratore che interviene direttamente ma anche per chi si occupa di opere d'arte a livello storico-artistico o tecnico.


Il restauro virtuale si può concepire non più come una tecnica sostitutiva dell'intervento diretto sull'opera ma un vero e proprio strumento di supporto al restauro che si può definire "reale".


Inoltre un ulteriore vantaggio è dato dalla possibiltà di usare anche programmi più semplici, che consentono comunque di raggiungere buoni risultati, invece di quelli molto elaborati e allo stesso tempo meno immediati.



                              


#3   04 Marzo 2008 - 12:31


 


NOZIONE DI RESTAURO VIRTUALE:Prima di partecipare al seminario di Restauro Virtuale,pensavo che il restauro virtuale riguardasse l'informatica,con elebarazioni digitale dell' immagine per la simulazione dell'intervento di restauro.


Adesso, ho potuto constatare che il restauro virtuale è un atto "critico" che ci aiuta a percorerre la tesi di intervento e rappresenta un metodo non invasivo,che mi mette in relazione l'opera e la sua immagine digitale esso mi rappresenta un valido aiuto di analisi dell' opera e anche per il restauratore.


L’approfondimento dello studio dell’immagine attraverso il Restauro Virtuale può avvicinarci all’artista e scoprire dettagli e particolari,sia di tecnica che di creazione dell’immagine.


Da questa esperienza secondo me diventa centrale utilizzare il metodo di restauro virtuale nello studio delle opere, per non sbagliare l'intervento,infatti adesso attraverso i programmi di grafica possiamo provare a capire cosa voleva comunicare l'artista.


 


 


 


#4   04 Marzo 2008 - 12:32


 


Nozione di restauro virtuale prima e dopo i due giorni di pre-requisiti:


E' difficile riprendere le nozioni pregresse di Restauro virtuale, in quanto, questi due giorni, sono stati densi e traboccanti di idee, concetti, espressioni, riflessioni, sensazioni, ... delle quali non posso più prescindere!!


All'inizio, pensavo che il restauro virtuale era una metodologia che permetteva di ricostruzione o creare congetture plausibili su di un bene artistico che, per particolari motivi, per esempio di degrado o alcune volte de-restauro, potevano essere restaurati "in modo non tradizionale".


Con i requisiti conseguiti durante questi due giorni, ho potuto assimilare che: il restauro virtuale, ideato dalla Prof.Nadia Scardeoni, pone le basi per una indagine NON INVASIVA "di prefigurazione digitale di interventi restaurativi" , volti all'intervento conservativo.


Inoltre, mediante un ragionamento critico, è possibile, grazie all'ausilio del R.V., rappresentare alcuni interventi di restauro reale, ricostruire virtualmente frammenti o parti perdute di un'opera, elaborare immagini per evidenziare letture strutturali e cromatiche.


Nel "dialogo" profondo che si instaura tra l'attento fruitore e l'autore dell'opera, il R.V. ci accompagna, pian piano, verso un lungo cammino di immagini e percezioni (anche se .... capisco bene ....... che la strada è ancora lunga)!!!!!!!!


 



               


MASTER  “ Nanotecnologie per i Beni Culturali”


 


http://vrrcmaster.splinder.com


 


#1   19 Febbraio 2008 - 09:42


 


"L'arte è una energia libera da dazi e confini"


Se solo si potesse trasformare in elettricità tutta l'energia interiore che può infondere un'opera d'arte nel pubblico!


 


#2   19 Febbraio 2008 - 09:44


 


il valore dell'opera d'arte nasce dalla relazione tra la nostra interiorità e ciò che l'artista voleva trasmettere ai posteri... se non la guardiamo con l'innocenza tipica dei bambini non saremo mai liberi dai pregiudizi e non potremo mai stupirci, meravigliarci..... coscienti di tutto ciò che l'opera d'arte porta con se, del suo valore intrinseco, innegabile,legato a quello che è ed è stato nel tempo è indispensabile che il restauratore usi pazienza, umiltà, spirito di servizio.... solo così potrà trasferire ai posteri la vera natura dell'opera, il suo vero significato, la sua vera essenza....  


#3   19 Febbraio 2008 - 09:44


 


"SILENZIO TOTALE":


In qualsiasi museo io vada,davanti ad un'opera, di qualsiasi sorta, devo allontanarmi da essa e guardarla in silenzio da lontano. Allontanarmi da essa mi permette di cogliere cose che da vicino non riesco a percepire. In quei momenti provo delle emozioni forti che le porale non possono rendergli giustizia;sicuramente mi sento parte del mondo.


 


"MERAVIGLIA":


L'anno scorso ho tenuto un corso di chimica al mio vecchio liceo;la prima lezione è stata "Meravigliarsi". La meraviglia penso sia il primo passo verso la vita; solo la meraviglia ci spinge verso il mondo.


 


 


#4   19 Febbraio 2008 - 09:47


 


"l'urgenza di comunicare produce qualcosa ed è una risposta a qualcosa". Condivido pienamente che l'urgenza di comunicare produce qualcosa che potrebbe anche essere arte.


Mi rimane qualche dubbio sulla "risposta a qualcosa". Io non riesco a vedere l'opera d'arte come una risposta a qualcosa ma come espressione di qualcosa.




 


#5   19 Febbraio 2008 - 09:48


 


"SILENZIO TOTALE":


In qualsiasi museo io vada,davanti ad un'opera, di qualsiasi sorta, devo allontanarmi da essa e guardarla in silenzio da lontano. Allontanarmi da essa mi permette di cogliere cose che da vicino non riesco a percepire. In quei momenti provo delle emozioni forti che le porale non possono rendergli giustizia;sicuramente mi sento parte del mondo.


 


"MERAVIGLIA":


L'anno scorso ho tenuto un corso di chimica al mio vecchio liceo; la prima lezione è stata "Meravigliarsi". La meraviglia penso sia il primo passo verso la vita; solo la meraviglia ci spinge verso il mondo.


 




#6   19 Febbraio 2008 - 09:49


 


Il concetto di restauro è alquanto complesso, proprio perchè, volendo prendere in esame un quadro e lasciandolo al suo tempo naturale di invecchiare, si finisce per avere un altro quadro, magari migliore dell'originale, sicuramente assai diverso.


A maggior ragione, il restauro, anche quando correttamente eseguito, che comporta sempre l'introduzione di elementi o sostanze estranee, una reintegrazione, una sostituzione o una modificao dell'originale, finisce per rendere l'opera altro da sé.


In altri termini, qualunque restauro attua comunque una trasformazione che erroneamente viene definita un riporto "allo stato originale", in quanto si configura come una volontaria modifica al naturale invecchiamento, quindi un'alterazione dell'esistenza fisiologica dell'opera, che ha anch'essa un suo ciclo 'biologico' che non può essere nè arrestato nè invertito, ma solo modificato.


 





#7   19 Febbraio 2008 - 09:49


 


La materia: la conoscenza della materia in parallelo con l'estro artistico dell'uomo genera l'opera d'arte..quindi il restauro non può astenersi da questo tipo di conoscenza si rischierebbe un approccio scientifico che porterebbe solo a un indagine conoscitiva della materia


 


Le reintegrazioni, le ricostruzioni.. restano lontane le parole di Cesare Brandi sicuramente nell'ambito architettonico. Infatti da quello che si vede in giro per Palermo e in altre città siciliane ogni regola sembra dimenticata.


 


Le reintegrazioni, le ricostruzioni.. restano lontane le parole di Cesare Brandi sicuramente nell'ambito architettonico. Infatti da quello che si vede in giro per Palermo e in altre città siciliane ogni regola sembra dimenticata.


 



#8   19 Febbraio 2008 - 09:59


 


"L'arte è molto di più di una ragione di vita, è la vita stessa"


 


Bisognerebbe sempre identificare l'originalità e la personalità dell'artista in un'opera d'arte. Chi imita una tecnica, imita una forma, e non fa arte, ma copia. E, scriveva Luigi Pirandello, "ogni forma è la morte".




#9   19 Febbraio 2008 - 12:36


 


La giornata mi ha sorpresa, stimolata ed ha richiesto molta attenzione, quindi ora sono stanca.


  


#10   19 Febbraio 2008 - 12:36


 


Restauro virtuale? Ottima intuizione, potrebbe introdurre tutti i restauri.. in modo da formare una buona banca dati di immagini ad alta risoluzione e da esse trarre spunto per indagini Scientifiche localizzate utili a confermale le intuizioni iniziali



 


#11   19 Febbraio 2008 - 12:38


 


la lezione di oggi può essere considerata "opera d'arte", sicuramente ha suscitato delle curiosità. E' difficile in un breve incontro come questo potere esprimere una opinione che possa essere considerata assoluta o non modificabile. quanto sopra premesso mi sento in grado solamente di dire che non mi ha lasciato indifferente.  


#12   19 Febbraio 2008 - 12:41


 


la giornata di oggi è stata utile per comprendere ancora più profondamente quanto la pratica del restauro si allontani molto dall'utopia di ciò che dovrebbe essere.... ecco perchè vedo nel restauro virtuale una porta che si apre nell'analisi oggettiva di un'opera pittorica, nella riscoperta di quei dettagli che l'occhio umano non riesce a vedere, che va al di là del limite della materia, la trasparenza come meravigliosa visione dell'aldilà della superficie.........


l'Annunziata è stata una riscoperta per me... ho avuto la possibilità di vederla dal vivo ma solo oggi posso dire di averla veramente apprezzata nelle sue moltecipli sfaccettature.... Debora Spitale


 


#13   19 Febbraio 2008 - 12:43


 


La lezione di oggi la definisco curiosa ed interessante, ma non di certo degna di essere racchiusa in poche ora. Sicuramente il restauro virtuale sarà il futuro e pertanto merita una riflessione molto accurata.


 



#14   19 Febbraio 2008 - 12:46


 


Probabilmente l'unica lezione ad introdurre un conccetto di restauro "innovativo" e sicuramente non invasivo!


Purtroppo inserita per ultima nel calendario non ha possibilità di approfondimenti!



#1   19 Febbraio 2008 - 09:38


 


- L'arte è la vita stessa: è qualcosa che ti rende libero, è senza limiti, è creare qualcosa di originale. Ho seguito un corso di restauro legni e ho avuto la fortuna di imparare a intagliare il legno, è stata un'esperienza bellissima. Da un pezzo di legno ho tirato fuori qualcosa di m olto significativo per me.


- L'arte è il dono degli artisti: è la carta d'identità di un' artista. L'artista davanti alla sua opera è come un bambino è come un bambino che vede le cose per la prima volta, con stupore e meraviglia.


- Povero è quel paese che non onora i suoi artisti: ogni civiltà deve onorare i propri artisti e le loro opere, valorizzandole.


#2   19 Febbraio 2008 - 09:40


 


L'arte è la vita stessa: è qualcosa che ti rende libero, è senza limiti, è creare qualcosa di originale. Ho seguito un corso di restauro legni e ho avuto la fortuna di imparare a intagliare il legno, è stata un'esperienza bellissima. Da un pezzo di legno ho tirato fuori qualcosa di m olto significativo per me.


- L'arte è il dono degli artisti: è la carta d'identità di un' artista. L'artista davanti alla sua opera è come un bambino che vede le cose per la prima volta, con stupore e meraviglia.


- Povero è quel paese che non onora i suoi artisti: ogni civiltà deve onorare i propri artisti e le loro opere, valorizzandole.



#3   19 Febbraio 2008 - 09:46


 


FORMA: quella percepita attraverso la materia che costituisce l'opera ...è attraverso questa che l'Arte attraversa il tempo è viene percepita dall'osservatore.


 


CIRCOLARITA' DEL SENTIRE: probabilmente può realizzarsi solo a posteriori..l'istante in cui ci si trova davanti ad un'opera è unico, individuale e irripetibile...


 




#4   19 Febbraio 2008 - 09:53


 


E gli artisti - coloro che sanno dare forma alle proprie vocazioni - sono medium di aspetti più o meno complessi della realtà che essi hanno la necessità, l'urgenza, di comunicare.


 


Chi è oggi l'artista?


Chiunque voglia comunicare qualcosa?...Usando qualsiasi metodo per farlo?...Tutti possiamo essere artisti o bisogna entrare in un giro all'interno del quale ti devono riconoscere come tale?



 


#5   19 Febbraio 2008 - 10:07 


"Il restauro rappresenta il momento decisivo in cui la coscienza di ciascuno di noi riconosce un prodotto dell'attività umana quale opera d'arte, degna quindi di essere tramandata nel futuro".


Questa è una frase che dovrebbe far riflettere molto, non solo chi opera nel campo del retauro, ma anche coloro che non lo fanno.


Qualsiasi "cosa" che ci venga tramandata dal passato e che comunque abbia un valore storico, deve essere considerata un'opera d'arte ed è un dovere di tutti cercare di salvaguardarla per trasmetterla ai posteri.


Nella società di oggi sono pochi ad avere rispetto per le opere d'arti, e penso che qualsiasiasi bene culturale ci trasmetta la nostra storia e le nostre origini e per tale motivo mi piacerebbe diventasse un concetto da trasmettere fin da piccoli magari mediante l'istruzione.



#6   19 Febbraio 2008 - 10:47


 


All'università, corso di laurea in DAMS Arte, mi hanno spiegato che un'Opera d'Arte deve rispodere a determinati requisiti dell'Estetica, altrimenti detta "Filosofia del bello".


Canoni di bellezza oggettiva, proporzioni, forme, ecc.


Le Opere dei grandi Artisti del passato rispondevano a tutto questo.


Oggi lavoro per una casa editrice di cataloghi d'arte.


Di opere pseudo-artistiche ne vedo tante. Ogni anno più di mille pagine di catalogo danno spazio alla creatività di uomini e donne che esprimono con sculture, tele e pennelli la loro creatività.


Questa spesso si risolve in poche pennellate informi sulla tela o in una figura abbozzata con l'argilla.


Giustificano queste "opere" come Arte Contemporanea.


Molti hanno un loro "mercato con relative quotazioni".


Ma nè il solo genio creativo, nè le quotazioni fanno l'Opera d'Arte.


Gli Artisti del passato sono giunti fino a noi soprattutto per la loro maestria nell'esprimere, con mezzi espressivi eccellenti, concetti talvolta molto semplici.



#7   19 Febbraio 2008 - 12:36 


Interessante, bizzarro e da approfondire. Il restauro virtuale potrebbe essere insegnato, nella sua praticità ed oggettività, a coloro che devono studiare l'opera e interagire con essa, conservandola ma soprattutto rispettandola nella sua unicità.


   19 Febbraio 2008 - 12:40 


Sono state messe in luce nuove possibili letture dell'Arte ...a testimoniare che le sfaccettature che si possono cogliere sono infinite tante quante le problematiche che l'opera d'arte pone ai fruitori e ai "curatori".



#9   19 Febbraio 2008 - 12:41


 


Il Restauro Virtuale.


Interessante, ma troppo aperto ad interpretazioni soggettive (sempre che un solo incontro sia sufficiente a capirne la vera essenza).



10   19 Febbraio 2008 - 12:54 


penso che il restauro virtuale possa dare un indicazione "superficiale" di come intervenire su di un opera d'arte ma lo trovo interessante per osservare anticipatamente l'effetto finale di un intervento di restauro


#11   19 Febbraio 2008 - 13:01


 


Se dovessi dare tre aggettivi al tema della lezione di oggi, questi sarebbero: Riflessivo, Stimolante, Innovativo.


 


Ma qualche parola in più vorrei spenderla...


Il Restauro Virtuale dovrebbe costituire, secondo me, il progetto iniaziale di restauro, a cui poi dovrebbe seguire il Restauro vero e proprio.


Come ha già detto lei, Professoressa, il Restauro Virtuale è ancora poco diffuso, ma i suoi studi hanno avuto il merito di incuriosire altri studiosi e docenti.


Io nel 2002 ho seguito un corso per "Addetto al Restauro del Libro Antico e della Carta", e fra i tanti moduli uno riguardava proprio il Restauro Virtuale.


Niente di lontanamente paragonabile a quello che ho visto oggi, ma pur sempre utile e interessante soprattutto per la coscienza di chi successivamente dovrà intervenire sulle Opere d'Arte.


Per quanto riguarda invece il feticismo delle Opere d'Arte (o più propriamente della Gioconda!) non ho dubbi riguardo al fatto, che pure in maniera scherzosa, si è operata una vera e propria dissacrazione dell'Opera d'Arte.


 


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